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L'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro in Sardegna
Stemma del Regno di Sardegna


Don Giovanni Amat Cariga (1551-1586), eroico combattente nelle guerre imperiali a fianco del Duca Emanuele Filiberto di Savoia, detto “Testa di Ferro”, venne da lui fregiato nel 1570, per aver comandato un’ardita carica di cavalleria che salvò la stessa vita del condottiero Sabaudo, della Croce di Cavaliere, primo dei sardi ammesso nel prestigioso Ordine che più avanti accoglierà le più antiche famiglie dell’isola.

Sposò Eulalia De Ferrera, figlia di Don Michele De Ferrera, Barone di Bonvehi, dalla quale ebbero sette figli.

Questo eroico personaggio venne fatto prigioniero, gravemente ferito, nel 1582 mentre difendeva Porto Conte dai pirati mori; liberato dietro il pagamento di un forte riscatto da parte della sua famiglia, fu nominato Governatore di Alghero nel 1585, gli fu assegnata una speciale pensione del Re in riconoscimento del suo valore e morì poco tempo dopo anche in conseguenza delle ferite riportate

La presenza in Sardegna delle navi dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro è documentata sin dal giugno del 1573 quando le due galee “Piemontese” e “Margherita”, al comando del Vice Ammiraglio Don Carlo Antonio Galleani, insieme a due altre navi Pontificie, attaccarono alcune navi barbaresche nelle Bocche di Bonifacio, catturando una grossa feluca, liberando alcuni schiavi cristiani e conquistando molte bandiere e stendardi avversari, poi inviati a Torino. Nel 1588 e nel 1593 la flotta dell’Ordine fu spesso impegnata in pattugliamenti lungo le coste nord orientali della Sardegna, concentrando la sua attività nella vigilanza contro le frequenti aggressioni dei pirati barbareschi.

Duca Emanuele Filiberto di Savoia, “Testa di Ferro” (1528-1580)


Dopo la soppressione della Compagnia di Gesù, con Lettere Patenti di Re Vittorio Emanuele I° del 24 agosto 1809, Cagliari ebbe una Basilica Magistrale dell’Ordine, grazie alla donazione dell’antica Chiesa e del Collegio di Santa Croce.

Immagini della Basilica Magistrale di Santa Croce a Cagliari


Di origini piuttosto incerte già utilizzato come sinagoga ebraica dal 1326 al 1492, fino a quando cioè gli ebrei ed i musulmani vennero cacciati dai sovrani Ferdinando II ed Isabella di Castiglia da tutti gli Stati della Corona di Spagna – l’edificio sacro venne subito dopo convertito in Chiesa Cattolica e dedicato alla Santa Croce.

Nel 1530 la Chiesa venne affidata all’Arciconfraternita del Santo Monte di Pietà, i cui membri tutti nobili per nascita o matrimonio avevano come compito principale quello di accompagnare, incappucciati, i condannati al patibolo confortando anche i carcerati e le loro famiglie. Fu base di questa Confraternita sino al 1564.

L’Arcivescovo Parragues la concesse infatti ai Gesuiti che già intorno al 1550 erano giunti in forze a Cagliari – per la realizzazione del Collegio che sorse utilizzando anche i fabbricati dell’antico ghetto ebraico adiacenti.

Stilisticamente rinnovata, la Chiesa di Santa Croce venne ampliata grazie ai generosi lasciti di una nobile pia Donna, Anna Brondo dei Marchesi di Villacidro, come è ricordato peraltro da una scritta, sormontata dallo stemma Brondo, (D. Anna Brundo / fundatrici / Ill.M D. Felix Brundo / M. de Villacidro / pronepo / Anno MDCLXI) in cui, per volontà del pronipote Don Felice Brondo, Marchese di Villacidro, si ricorda la benefattrice a conclusione dei lavori nel 1661.

La Basilica ha una facciata di ordine toscano, ad una sola navata, decorata di marmi. La volta a cassetti esagonali e l’abside hanno degli ornamenti a finti cassettoni di Ludovico Crespi (Sec. XIX°) mentre le statue in chiaroscuro sono dell’artista sardo Antonio Caboni (1842). Sull’altare maggiore vi è un pregevole crocefisso scolpito in legno (da cui Santa Croce) e nelle varie cappelle vi sono una statua di San Stanislao, un quadro spagnolo di Sant’Ignazio, una tela rappresentante il martirio di Sant’Antioco ed un’altra San Maurizio con la strage della legione Tebea.

Particolare della volta della Basilica Magistrale di Santa Croce a Cagliari


Vi si trova anche un quadro dei Santi Martiri Turritani, di scuola romana. Nella sagrestia un altro crocefisso, in avorio, di notevoli dimensioni.Le lunette intorno alla volta rappresentano vari fatti di San Francesco Saverio, di scuola spagnola, molto pregiati.

L’Ordine intervenne spesso con restauri importanti. Nel 1849 si costruirono i pilastri interni e venne dipinta la volta; nel 1850 si provvide alla pavimentazione in marmo; nel 1877 fu collocato nella cantoria un bellissimo organo a canne realizzato da Raimondo Borea ; nel 1883 furono aggiunte delle belle campane provenienti da un’antica Chiesa di Santa Teresa; nel 1888 fu ricostruito con marmi un altare e nel 1899 venne completamente ristrutturato il tetto ed alcuni impianti.

Annesso alla Basilica l’Ordine possiede un corpo di casa affittata ad uso abitazione ed un vasto fabbricato inglobato nella vecchia Corte d’Appello che oggi ospita la Facoltà di Architettura dell’Università di Cagliari.

Dipinto di G. Deris, oggi restaurato, nella Basilica Mauriziana di Santa Croce a Cagliari


Danneggiata dai bombardamenti alleati del 1943, venne riparata alla fine del 1946 ed oggi, dopo vent’anni di lavori, seguiti direttamente anche dall’Ordine Mauriziano di Torino, la Chiesa ha riaperto i battenti il 22 dicembre 2007 con una Messa Solenne celebrata dall’Arcivescovo di Cagliari S.E.R. Mons. Giuseppe Mani con la consacrazione del Tabernacolo.

Durante i lavori di scavo sotto l’antica pavimentazione ottocentesca, è venuta alla luce, sotto l’altare, la tomba di Padre Vassallo, Gesuita morto in odore di santità nella seconda metà del Settecento.

Interno della Basilica Mauriziana di Santa Croce a Cagliari prima degli ultimi restauri


S.M. Carlo Emanuele III°, Re di Sardegna, con Patente del 12 aprile 1755, aveva esteso all’Isola di Sardegna i benefici delle distinzioni dell’Ordine con facoltà di fondare ed erigere delle Commende Patronali.

Una delle più importanti fu quella della penisola di Sant’Antioco, antica colonia punica famosa per l’abbondanza delle acque, per la ricchezza dei minerali e la fertilità del suolo, concessa dal Regio Demanio e dalla Mensa Vescovile di Iglesias nel 1758, oggetto di una Bolla Papale di Concessione di Papa Clemente XIII° del 15 settembre 1759 ed elevata a Commenda dell’Ordine il giorno dopo con Decreto Granmagistrale.

Incolta e deserta, a lungo oggetto di lotte e contestazioni tra il Fisco Patrimoniale, la Città di Iglesias e l’Arcivescovo di Cagliari, il quale, dopo aver ottenuto in compenso l’investitura del villaggio di Santadi, rinunciava finalmente ai suoi diritti sulla penisola a favore del Re che ne cedette a sua volta immediatamente il dominio all’Ordine.

L’isola venne abitata, bonificata e coltivata dai Cavalieri Mauriziani, i quali si avevano assunto l’obbligo di introdurre una colonia di dimensioni sufficienti all’estensione ed alla fertilità di Sant’Antioco.

Cattedrale di Sant’Antioco Martire a Sant’Antioco


L’Ordine sarà determinante anche nella fondazione di Calasetta, nel marzo 1770, trasferendo con le proprie navi e scortando coi propri Cavalieri 38 famiglie di ex pescatori Tabarchini (dall’isola di Tabarka, presso Tunisi di Berberia) di origine ligure (di Pegli) che due anni prima avevano chiesto a Re Carlo Emanuele III° di Savoia di potersi trasferire in Sardegna, aiutandoli nell’insediamento e nelle prime necessità.

Il forte di San Vittorio, costruito dall’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro a Carloforte


Fin dal 1769 i Cavalieri lavorarono per questi progetti, costruendo direttamente diverse abitazioni, fabbricati rurali e scavando pozzi.

Anche a Carloforte vennero approntate subito molte nuove difese, nella zona del Castello intitolato a Re Carlo Emanuele III°, erigendo potenti bastioni per le artiglierie denominati “di San Carlo”, “di Rivarolo”, “di San Lorenzo”, “di San Maurizio”, “Beato Amedeo” e “di San Vittorio”.

Dopo l’assegnazione ai coloni di denaro e grano per i primi diciotto mesi a fondo perduto e di un terreno sul quale realizzare casa ed orto, veniva donato un giogo di buoi per nucleo familiare, un aratro ed i necessari attrezzi agricoli, a tutti i nuovi abitanti della penisola di Sant’Antioco, ove insieme ad altre difese era stato intanto eretto su progetto del Cavaliere Ambrogio Capson, maggiore svizzero di artiglieria del corpo Cacciatori Franchi il fortilizio oggi conosciuto come “Forte Su Pisu” o “Su Forti”, l’Ordine concedeva una diaria, consistente dapprima in denaro e grano, poi solo in grano, infine trasformando il tutto in un assegno dell’importo fisso di 150 scudi al mese per nucleo familiare.

Interno della Chiesa di San Maurizio a Calasetta


Era garantita nell’isola una continua assistenza medica gratuita, privilegio sino ad allora totalmente estraneo alle amministrazioni del Regno e che portò la logica conseguenza, per l’Ordine, di dover spesso intervenire anche a beneficio delle popolazioni dell’intera area che confidando nel carattere benefico dell’opera, si recavano spesso coi loro malati a Sant’Antioco.

L’Ordine intervenne anche, finanziariamente, nell’edificazione delle stesse case dei coloni offrendo mattoni e strumenti. Veniva inoltre garantito l’uso gratuito del mulino comunitativo e l’esenzione prima totale e poi parziale da ogni tributo.

Con un Regio Viglietto del 22 dicembre 1772, il Gran Maestro ordinò la costruzione di una Chiesa Parrocchiale a Sant’Antioco, versando 4 mila lire piemontesi al Vescovo di Iglesias ed il 10 luglio 1773 chiese al Consiglio dell’Ordine di provvedere per il trasporto e lo stabilimento di oltre 40 famiglie piemontesi destinate alla coltivazione della penisola, donando nell’occasione alla nuova Chiesa di Calasetta, intitolata a San Maurizio Martire, 14 mila mattoni.

La chiesa verrà terminata solo nel 1838. A pianta centrale, viene attribuita ad una prima progettazione dell’Ingegnere militare Conte Saverio Giovanni Battista Belgrano di Famolasco – Cavaliere dell’Ordine che disegnò il forte di San Vittorio a Sant’Antioco ed altre difese in Sardegna- poi ad una trasformazione in chiave neoclassicista del Marchese Don Carlo Pilo Boyl di Putifigari, Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine Mauriziano.

Il costo della colonizzazione di Sant’Antioco e Calasetta fu enorme per le casse dell’Ordine, stimato nell’altissima cifra di duecento mila lire-oro Sarde. Per tamponare questa emorragia di denaro si adottò nel 1776 la soluzione di riservare all’Ordine il diritto esclusivo per la pesca del tonno nei mari adiacenti la penisola e con Regio Diploma dell’11 dicembre 1781 S.M. Re Carlo Emanuele III° concedeva la giurisdizione sull’Isola di Sant’Antioco - in feudo nobile con titolo e dignità comitale e con la possibilità di concedere l’isola in subfeudo enfiteutico - con provvedimento datato il successivo 22 dicembre - al Cav. Nob. Don Giovanni Antonio Porcile, ufficiale della Regia Marina appositamente nominato dal Sovrano Gran Maestro Conte di Sant’Antioco e già possessore dei diritti sulla Tonnara di Calasapone (e col diritto di calarne altre nei mari circostanti) e delle Saline.

Per contro, il Porcile assunse l’obbligo di gestire il mantenimento della penisola e di pagare dopo vent’anni un canone annuo di 3 mila lire piemontesi. Questo ed altri impegni furono troppo gravoso per la famiglia Porcile già dal 1807 e Sant’Antioco venne perciò trasformata in Commenda Magistrale e posta provvisoriamente sotto il patronato del Re che contestualmente aggiungeva ai suoi titolo quello di “Conte di Sant’Antioco”.

In proposito, il 30 aprile 1808 a Cagliari viene pubblicato un nuovo Regio Editto di “S.M.Generale Gran Mastro della Sacra Religione ed Ordine Militare dei Santi Maurizio e Lazzaro che prescrive vari provvedimenti diretti ad estirpare gli abusi, promuovere l’agricoltura e rendere più florido lo stato della penisola di Sant’Antioco, stata eretta in Regia Commenda Magistrale”.

Le molte vertenze tra i successori del Porcile, i coloni e l’Ordine, si protrassero ancora a lungo ed il Re – sentito nuovamente il parere dei Giudici della Reale Udienza Don Litterio Cugia Manca, Canelles, Valentino ed Angioy - impose con proprio Decreto del 17 aprile 1840 che la penisola fosse definitivamente restituita all’Ordine e trasformata in Commenda Magistrale

Anche quest’ultimo atto non riuscì però ad annullare del tutto le contestazioni da parte della famiglia Porcile ma soprattutto gli effetti della loro dissennata gestione tant’è che l’Ordine decise di dismettere completamente la sua proprietà avviando trattative con lo Stato per la cessione della Commenda. Il 13 ottobre 1840 si stabilì che l’Ordine trasmettesse alle Regie Finanze del Regno di Sardegna il feudo e le rendite di Sant’Antioco e Calasetta, consistenti nella popolazione, terreni e la somma di lire piemontesi 114.785.

La torre costruita a Calasetta nel 1756 dall’Ing. Vallin, dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro per la difesa dello specchio di mare tra Calasetta e Sant’Antioco


Furono escluse dalla trattativa le tonnare di Calasapone e Perdas Nieddas ed i loro diritti di pesca nonché le saline di Calasetta che rimasero sotto il controllo e la gestione dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro sino al 15 giugno 1844, quando passarono in proprietà al Demanio del Regno di Sardegna dietro il pagamento di 6 mila lire piemontesi. L’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro vendette infine le tonnare nel 1897 alla ditta “Morello & Larco” per lire 100 mila.

Stemma introdotto nel 1802 da Vittorio Emanuele I, appena salito al trono, quando il regno, in seguito alle conquiste napoleoniche, era territorialmente ridotto alla sola Sardegna. Durato fino al 30 dicembre 1814, quando il re, rientrato a Torino, modificò le bandiere. Al centro del drappo azzurro, entro una cornice formata da nodi di Savoia alternati a rose, c'era lo stemma nella forma risalente al 1718, quando Vittorio Amedeo II diventò Re di Sardegna. Le armi di Gerusalemme, Lusignano, Armenia e Cipro nel 1° quarto; Sassonia antica e moderna e Angria nel 2°; Chiablese e Aosta nel 3°; Piemonte, Monferrato, Ginevra e Saluzzo ne l 4°; Nizza in punta. Lo scudo era racchiuso entro il collare dell'Ordine Supremo della SS. Annunziata -già del Collare -che fu istituito da Amedeo VI nel 1362.


Le vicende della penisola di Sant’Antioco furono ancora per diversi anni piene di contrasti e liti per il disordine in cui essa, sotto la subinfeudazione del Porcile, era caduta.

A Sant’Antioco e Calasetta la memoria dell’Ordine rimase però sempre molto viva, basti pensare che le cronache del tempo ci ricordano come si usasse donare alle giovani spose un ornamento in oro e filigrana sarda con la Croce Mauriziana, simbolo di fedeltà ed amore.

Dal 17 marzo 1806 venne stabilito un Supremo Consiglio dell’Ordine in Sardegna, per volontà del Generale Gran Maestro.

Il 30 aprile 1808 a Cagliari viene pubblicato un nuovo Regio Editto di “S.M.Generale Gran Mastro della Sacra Religione ed Ordine Militare dei Santi Maurizio e Lazzaro che prescrive vari provvedimenti diretti ad estirpare gli abusi, promuovere l’agricoltura e rendere più florido lo stato della penisola di Sant’Antioco, stata eretta in Regia Commenda Magistrale”. Il paese rimase in possesso feudale all’Ordine sino al riscatto dei feudi in Sardegna nel 1838.

A Sassari Don Francesco Brunengo Pilo Boyl (1717+1787), ultimo Conte di Monteleone e Generale delle Regie Armate, Cavaliere di Giustizia dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro decorato della Gran Croce con Placca e Fascia, attivo benefattore dell’Arciconfraternita dell’Orazione e Morte, eresse due altari nella Chiesa di San Giacomo a Sassari, che fregiò della sua arma e della Croce Mauriziana, nel 1780 regalò della pregiata argenteria sacra e volle che la Chiesa divenisse anche Cappella per l’Ordine Mauriziano per i raduni e le cerimonie dei Cavalieri sassaresi.

Sassari, Chiesa di San Giacomo, Altare e Statua di San Maurizio


L’azione e l’amministrazione dell’Ordine in Sardegna vennero successivamente a diminuire sia per la variazione generale degli ordinamenti politici che per la graduale trasformazione del suo patrimonio immobiliare.

Interno della Chiesa di San Giacomo a Sassari


La Commenda di Sant’Antioco, che prima aveva un congegno amministrativo quasi decentrato dall’Ordine, si ridusse dopo il suo riscatto ad un reddito percepito su titoli del Debito Pubblico di lire 5739,29; la vendita delle tonnare restrinse sempre più i confini dell’azienda Mauriziana nell’isola e lo stesso numero del personale.

Fino al 1946 era presente a Cagliari un Rappresentante del Gran Magistero, un Tesoriere, il Rettore della Basilica Magistrale ed alcuni subalterni. Il Rappresentante, sotto la dipendenza diretta dell’Amministrazione Centrale dell’Ordine, provvedeva alla generale vigilanza sulla gestione locale dei pochi redditi ed alla conservazione e manutenzione degli stabili, dei legati e redditi di proprietà della Basilica.

Gli ultimi quattro delegati regionali dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro sono stati il Cav. Conte Avv. Don Raimondo Orrù di San Raimondo, il Gr. Uff. Nob. Prof. Don Gianluigi Scarpa, il Gr. Uff. Conte Nob. Cav. Dott. Don Carlo Pilo di S.Pietro di Silki ed il Cav. di Gr. Croce Antonello Fois, attualmente in carica insieme al Vice Delegato Regionale e Vicario per Cagliari Cav. Nob. Ing. Don Alessandro Grondona.

Lettera d’incarico del 15 luglio 1951 al Cav. Conte Avv. Don Raimondo Orrù di San Raimondo, Rappresentante dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro in Sardegna.


In tempi recenti l’attività dell’Ordine in Sardegna si è manifestata con diversi interventi benefici, tra cui quelli a favore dell’Istituto Regina Margherita di Sassari, alla Biblioteca Comunale di S.Teresa Gallura, all’Associazione Pro-Autistici “Il Colibrì” di Porto Torres, all’Associazione Nazionale “Brigata Sassari” per le vittime di Nassyria in Iraq e soprattutto alla Basilica Magistrale Mauriziana di Santa Croce, nel Castello di Cagliari.

Presidente del Consiglio di Delegazione per la Sardegna è il Comm. Conte Ing. Don Antonio Delitala assistito dal Presidente Onorario della Delegazione Cav. di Gr. Cr. Nob. Dott. Don Nicolò Palici dei Marchesi Di Suni della Planargia, dal Presidente della Delegazione Comm. Marchese Dott. Don Giovanni Manca di Villahermosa e Santa Croce, Marchese di Nissa, dal Gr. Uff. Nob. Prof. Don Enrico Sanjust dei Baroni di Teulada, dal Cav. di Gr. Cr. On. Dott. Efisio Lippi Serra, dal Comm. Prof. Ing. Pierandrea Lippi, dal Responsabile dell'Ordine presso la Basilica Magistrale di Cagliari Cav. Uff. Vito Fusaro, dal Cav. Avv. Marcello Frau, dal Cav. Avv. Fabio Bruno, dal Cav. Nob. Don Emanuele Aymerich dei Marchesi di Laconi e dal Priore - Rettore della Basilica Magistrale Mauriziana di Santa Croce nel Castello di Cagliari Rev. Dott. don Luca Venturelli.

Cagliari, Febbraio 2008, Cena dei Cavalieri in onore ed alla presenza di S.A.R. il P.pe Emanuele Filiberto di Savoia nel Convento di San Giuseppe


Villa d’Orri – Sarroch – Febbraio 2008, da sinistra:
il Conte Ing. Don Antonio Arrigo Delitala, S.A.R. il Principe Emanuele Filiberto di Savoia, Antonello Fois e Don Vincenzo Manca di Villahermosa


La rappresentanza dei Cavalieri Sardi dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro sfila in processione durante le cerimonie per la beatificazione di Suor Giuseppina Nicoli, davanti alla Basilica di Bonaria a Cagliari, il 3 febbraio 2008


Lo stemma dei quattro mori recentemente scoperto su un libro pubblicato ad Anversa nel 1599 custodito nel Museo di Bruxelles e celebrativo dei solenni funerali dell’Imperatore Carlo V°in cui ogni regno del quale lo stesso era so vrano veniva rappresentato da un alfiere portabandiera ed un cavallo bardato.Si tratta della più antica stampa ritrovata sul simbolo del Regno di Sardegna.
a cura di Antonello Fois